Migliaia di fans(età media, 35 anni) scelgono le proprie ferie inseguendo i posti dei propri videogiochi preferiti. Un fenomeno destinato ad aumentare. Il caso più sensazionale? Quello di Assassin’s Creed
«A 7 anni ho scoperto il potere dei videogiochi grazie ad un Commodore 64 ricevuto in regalo a Natale. Da allora ho girato il mondo coi i suoi posti fantastici, ho vissuto più in mondi fatastici che nella vita reale, ho vissuto e rivissuto migliaia di volte imparando dai game over e dai fallimenti, ho salvato migliaia di personaggi fantastici e ho rivisto tutte le epoche storiche. Una passione, comune alle generazioni nate dopo il 1980, che si è trasformata da passione in un vero e proprio lavoro. E grazie a Dio sono riuscito a restituire ai miei genitori i tanti soldi spesi nell’acquisto dei videogiochi lavorando per alcune delle più grandi aziende mondiali di videogiochi, nei ruoli più disparati, da game designer a marketing e country manager.
Ho lavorato su centinaia di videogiochi: Tetris, Pac-Man, Fifa, Monopoly e numerosi altri».
Stiamo parlando Fabio Viola, 38 anni, il maggior esperto italiano in fatto di videogiochi, posizionato sempre nella top 10 mondiale dei migliori gamification designers. Per lui, i videogiochi sono macchine virtuali e di apprendimento costante. E di possibile turismo per i posti e le scenografie dei vari videogames. La sua emulazione è semplice e affascinante: così come milioni di turisti accorrono in Italia perché l’hanno ammirata al cinema, da Vacanze Romane e La Dolce Vita a New Moon della saga di Twilight, lo stesso potrebbe accadere sulla spinta dei videogiochi più in voga in questo momento.
Anzi, la fenomenologia di questo turismo particolare è già in atto, e vanta numeri abbastanza importanti. Si chiama Game Tourism, o turismo videoludico: è un nuovo modo di fare le vacanze, virtuale e reale al contempo, che spinge migliaia di video giocatori da ogni parte del mondo a recarsi nei luoghi in cui sono stati ambientati i loro games del cuore. Sono sempre di più i videogames per pc, console e mobile che sono dislocati con scenografie e ambientazioni invarie zone delle nostra penisola. Se ne stimano circa 300, tra produzioni mainstream e indipendenti, e tengono incollate al joystick quasi mezzo miliardo di persone. Le location sono tante: le nostre metropoli più celebrate, ma anche castelli, manicomi, montagne, borghi medievali, musei, aree archeologiche romane, località marittime, laghi, strutture industriali abbandonate. Per il momento manca, però, l’equivalente delle cinematografiche Film Commission, ma Viola ha un asso nella manica: le Game Commission, organizzazioni operativi che uniscono tra le case di produzione, le istituzioni locali e il territorio. Grazie a queste unione tra virtuale e reale, si potrebbero fornire storie e immaginario locali per i nuovi games, oltre a tutte le agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche del caso.
«Che cos’è la gamification applicata al turismo?

È un unione che pone al centro i turisti e la capacità di creare empatia e coinvolgimento tra i vacanzieri e i luoghi che visitano. Esperienze reali e digitali diventano due facce della stessa medaglia, un approccio digitale che plasma un cortocircuito virtuoso tra esperienza sul posto e le fasi pre e post-visita – ci racconta Fabio Viola -. Alla base c’è l’osservazione della capacità che i videogiochi hanno di immergere persone reali in mondi ed esperienze virtuali».
Il più eclatante di tutti è in assoluto quello di Assassin’s Creed 2, realizzato dalla francese Ubisoft e ambientato tra Venezia, Roma, Firenze, Forlì, San Gimignano e Monteriggioni. Migliaia di migliaia di persone hanno comprato (sborsando mediamente 60 euro) questo blockbuster, innamorandosi dell’Italia rinascimentale. Dal 2009, data di uscita del videogioco, il borgo di Monteriggioni (vicino Siena) ha vissuto un’inarrestabile incremento di turisti. Una ricerca ufficiale del 2016 ha attestato che un buon 16% dei turisti ha conosciuto la piccola cittadina toscana smanettando su Assassin’s Creed, nonostante fossero passati sette anni dal suo rilascio sul mercato. Su un monte-turisti annuo di 150 mila unità, 25 mila sono arrivati in questo modo. Ma chi sono questi visitatori del nuovissimo tipo? Ragazzini e basta? «L’età media di chi acquista videogiochi nel mondo è sui 35 anni, con un innalzamento progressivo della loro età man mano che le prime generazioni di gamers continueranno a crescere, portandosi dietro il media con cui sono cresciuti. Ne consegue che il game tourist è tendenzialmente un individuo di sesso maschile in età post-universitaria, e con la possibilità di spendere per raggiungere luoghi iconici che l’hanno accompagnato virtualmente nel corso della vita».
Non solo Assassin’s Creed. Uno dei primi capitoli di Uncharted 4, una delle epopee videoludiche più osannate e smerciate dell’ultimo lustro, è ospitato nello scenario mozzafiato della costiera amalfitana; Forza Horizon è integralmente ambientato tra la Liguria e la Costa Azzurra; i cultori delle quattro ruote attraversano astrattamente in lungo e in largo il Belpaese con Forza Motorsport, Gran Turismo e Assetto; Wheels of Aurelia è un racing game itinerante lungo la via Aurelia nel 1978; si può andare alla scoperta della Valle D’Aosta, in chiave un po’ horror, caricando Anna;Town of Light offre una veduta inedita del Paese, essendo calato nell’ex ospedale psichiatrico di Volterra negli anni ’30.
E via dicendo. Lo stesso Viola ne ha inventati diversi, di videogames a trazione italo-turistica. Come Firenze Game, un’app per Ios e Google Play Store realizzata insieme all’amministrazione comunale e dedicata ai bambini e ai ragazzi che vogliono scoprire la storia della culla del Rinascimento con un gioco di carte su smartphone e tablet. Come Past for future, un gioco 2D narrativo a scorrimento orizzontale che segue il viaggio, fisico e metaforico, di William, da Londra a Taranto alla ricerca di una misteriosa donna scomparsa (e nel Museo archeologico cittadino).

E come Father and Son,videogioco realizzato da TuoMuseo e pubblicato dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Fabio ne ha curato il coordinamento. Un voyage tra le bellezze della città partenopea e del suo museo con salti nel tempo fino all’Antico Egitto, l’epoca borbonica e Pompei. E grazie alla modalità check-in per sbloccare alcuni contenuti è richiesta la presenza fisica a Napoli. Sarà una coincidenza, ma nell’anno della creazione di Father and Son la terra natale di Eduardo De Filippo e Pino Daniele è diventata la città italiana più ricercata su Google.
Ma c’è ancora tanto da fare. L’Italia è un museo a cielo aperto, certo, «Eppure le istituzioni non hanno compreso il potenziale comunicativo e di marketing di questo canale». Più in generale, si continua a non dare la giusta valenza del videogioco come fatto culturale, nonostante sia questo «il media del terzo millennio», così come lo è stato il cinema nel ventesimo secolo e i quadri e i libri ai tempi del Grand Tour di Goethe. Sintetizza Fabio Viola: «In fondo un videogamers non è altro che un viaggiatore senza limiti spazio-temporali».






