Tra i templi dorici di Paestum e i territori della Mozzarella di Bufala

italy gecffe

A Paestum la prima volta si dovrebbe arrivare al tramonto. I tre templi dorici si parano davanti all’improvviso, maestosi e silenti: vicinissimi alla strada eppure immersi in un contesto agreste di pace e tranquillità assoluti, si stagliano illuminati di giallo mentre la notte li avvolge progressivamente.

Suggestioni da Gran Tour a Paestum

E’ il modo migliore per prendere contatto con l’antica Poseidonia, fondata dai coloni greci diSibari verso la fine del VII secolo A.C., passata ai Lucani due secoli dopo col nome di Paistom e poi diventata Paestum colonia romana nel 273 a.C. Paestum è considerata la città della Magna Grecia meglio conservata, e dopo aver stregato per secoli i viaggiatori del Gran Tour continua a rilevare i suoi segreti anche ai visitatori di oggi grazie a un ricchissimo museo, ai rinnovati percorsi di visita, agli eventi e soprattutto agli scavi che non si sono arrestati nella semplice contemplazione e sistemazione di ciò che già era stato scoperto.

Sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel, giovane e preparatissimo archeologo tedesco, Il Parco Archeologico di Paestum è cambiato negli ultimi anni. Bisogna prendersi tutto il tempo necessario per visitarlo, passeggiare tra i templi, soprattutto entrarvi.

Si perchè a Paesutm lo si può fare: è possibile rivivere le suggestioni provate fa Goethe e Piranesi, passeggiare in solitudine nella basilica, nome del ‘700 del tempio in realtà dedicata a Hera, regina degli dei e moglie di Zeus, oppure tra le cononne di travertino del tempio di Nettuno, che cambiano colore a seconda della luce e delle ore del giorno. Solo entrando ci si rende conto della grandezza e della maestosità di questi giganti, e si ha anche una nuova percezione del paesaggio, la piana del Sele che si butta nel Tirreno da qui appare diversa, e si percepisce quanto i templi greci dialogassero con il paesaggio circostante e come non ci fossero realmente un “dentro” e un “fuori” ma una permeabilità continua.

Si visitano il Foro romano, l’anfiteatro e l’agorà greca e ci si trova davanti al tempio detto di Cerere, in realtà dedicato ad Athena, dea della guerra e della conoscenza, come attestata dagli scavi più recenti. Imprescindibile anche una visita al Museo Archeologico Nazionale di Paestum, con gli affreschi della tomba del tuffatore, scoperta nel 1968 e risalente al V secolo a.C. La scena che le ha dato il nome è riportata sul lato interno della lastra di copertura, proprio sopra al defunto: il tiffo palstico del giovane uomo indica in modo commovente e simbolico il trapasso tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.

Leggi  I 5 luoghi da visitare vicino Firenze
mozzarella di bufala campana
mozzarella di bufala campana

Terminata la visita al museo, è buona idea dedicarsi alla scoperta dei sapori del luogo: su tutti il Tondo di Paestum IGP, carciofo tenerissimo, e soprattutto la mozzarella di Bufala campana Dop.

La zona è piena di caseifici e masserie la qualità è altissima ovunque ogni azienda ha la sua anima e la sua interpretazione della mozzarella.

Una delle migliori e la Masseria Lupata: una struttura piccola e raccolta dove il tempo sembra essersi fermato, adagiata sulle mura antiche di Paestum in prossimità della Punta Marina: qui si trovano al ciliegina da 20 grammi, il bocconcino da 50 e 100 grammi, la classica pezzatura da 250 e ancora l’aversana da 500 grammi e la treccia.

Tutto anche nella variante affumicata, ottenuta con l’antico metodo dell’affumicatura al fumo della bruciatura della paglia. Poi, naturalmente la ricotta, sempre di bufala, e lo yogurt. Prima di rimettervi in viaggio, vale la pena concentrarsi una pausa all’ombra del porticato colonico, lasciando correre lo sguardo lungo le antiche mura dei coloni sibariti.

Borghi panoramici tra pini marittimi e d’Aleppo

Due sono le opzioni per raggiungere Treggiano e Padula da Paestum la più tranquilla ma meno suggestiva, E45 che passa da Battipaglia ed Eboli, o la panoramica Statale 166. Scegliamo quest’ultima: il ritmo lento è imposto da curve, dolci tornanti e paesaggi arcani, dove gli ulivi lasciano progressivamente spazio ai castagneti salendo verso Roccadaspide. borgo abbarbicato su uno sperone panoramico e dominato dall’omonimo castello edificato da Federico II di Svevia attorno al 1245, con le sue poderose torri angolari cilindriche (oggi proprietà privata, visibile solo dall’esterno).

the certosa di padula geebaeda
the certosa di padula

Da Roccadaspide proseguiamo in direzione Bellosguardo, paese che tiene fede al suo nome. Ci si arriva immergendosi in un paesaggio di pino marittimi, pini d’Aleppo, cerri e querce. Dal borgo, situato a 560 metri di quata, si domina la valle del Calore Salernitano, e merita una visita la Chisa di Santa Maria delle Grazie, che risale probabilmente alla prima metà del XVI secolo: custodisce un affresco raffigurante la Deposizione di Cristo con influssi di scuola giottesca. L’adiacente Convento dei Frati Minori di San Francesco ha ospitato, tra gli altri monaci, anche Fra’ Lorenzo Ganganelli, divenuto poi, nel 1769. papa Clemente XIV.

Leggi  17 città e borghi Puglia da non perdere se sei lì in vacanza

Tra le Certosa di Padula e le Grotte di Pertosa

Dopo Bellosguardo i panorami cambiano, L’ulivo fa nuovamente la sua comparsa, e dopo una cinquantina di km Triggiano si svela in tutto il suo fascino. Dichiarato patrimonio Unesco, è uno dei borghi più caratteristici del Cilento, affascinante compendio di epoche passate: si sviluppa attorno agli originari assi viari romani, il cardo e il decumano, e l’impianto viario è pressochè invariato dal Medioevo: è bello perdersi nel dedalo di viuzze, vicoli e scale, e visitare la Cattedrale di Santa Maria Maggiore e San Michele Arcangelo – non prima di aver ammirato il portale di Melchiorre da Montalbano risalente al 1297 – e la Chiesa delle Santissima Pietà, per poi raggiungere il castello normanno che fu dei principi di Sanseverino, oggi Castello Macchiaroli, visitabile in occasioni di eventi.

comune di bellosguardo
comune di bellosguardo

Uuna quindicina di chilometri ci conducono alla Certos di San Lorenzo a Padula, dal 1998 Patrimonio Unesco. E’ il più vasto comprensorio monastico del Sud Italia e uno dei maggiori in Europa: oltre 51.000 metri quadrati di superficie, di cui 15.000 occupati solamente dal chiostro grande; più di 300 sale e stanze, 13 cortili, 41 fontane e quasi tre km di corridoi,

Eppure, una volta varcato l’ingresso, tempi e distanze si annullano e sientra in una dimentione intima, rarefatta, ove arte e spiritualità si fondono. Tante, tantissime le cose da vedere in questa certosa iniziata nel 1306 per volere di Tommaso II Sanseverino, conte di Marsico e di Tricarico e nipote di Tommaso d’Aquino, e ampliata, riadattata e modificata sino al XIX secolo. Impianto tecentesco strutture cinquecentesche, stucchi seicenteschi, affreschi del ‘700, statue barocche, altari in scagliola e madreperla dell ‘800: l’impasto di stili ed epoche si rivela un miracolo di armonia.

Leggi      Venezia in maschera: viaggio nel Carnevale più elegante del Mondo 

Nella visita si percorrono sale, chiostri e le due splendide scale, quella elicoidale che conduce alla biblioteca e lo scalo ellittico a due rampe immaginato dall’architetto e ingegnere Gaetano Narba del ‘700. La dimensione delle cucine, poi, parrebbe anche dare un qualche fondamento alla leggenda secondo la quale qui venne preparata una frittata da 1000 uova per le truppe di Carlo V d’Asburgo, di ritorno vittorioso dalla battaglia di Tunisi.

Dopo tanta magnificenza, dopo tanto ingegno degli uomini, è forse si deve tornare alle meraviglie della natura: il Cilento non delude nemmeno da questo punto di vista, e l’ultima tappa del viaggio sono le Grotte di Pertosa-Aletta.

grotte di pertosa auletta
grotte di pertosa auletta

Si snodano per circa 3 km sotto il massiccio degli Alburni, nel versante settentrionale del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il percorso di visita, alla portata di tutti, si sviluppa nelle cavitò carsiche illuminate in maniera scenografica con fibre ottiche e led di ultima generazion: si svolge in parte a piedi e in parte con una barca, manovrata a braccia da uno speleologo della Fondazione MIdA, novello Caronte che accompagna tra stalattiti, stalgiti fiabesche concrezioni e cascate. Ma nulla qui ricorda l’inferno dantesco. E alla risalita non ci sono le stelle, ma il caldo, bellissimo sole del Cilento.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.