L’anno scorso Skift segnalava come uno dei Trend più in voga nel turismo è il cosidetto Undertourism.Secondo il colosso del turismo internazionale è il contrario dell’overtourism, cioè il fenomeno del turismo di massa che vediamo nelle grandi città turistiche l’invivibilità per via dei flussi incontrollati di turisti (vedi Venezia, Barcellona, ecc) e di altre destinazioni urbane il cui assetto socio, economico e culturale è totalmente cambiato per via delle spinte del turismo di massa.
Se ne è parlato di questa forma di turismo che definirei di nicchia al BTO 2020 di Firenze(vi invito a vedere il video qui sopra) alcune settimane prima che in Italia e nel mondo scoppiasse la crisi della pandemia da Corna virus. Eppure anche se da due mesi il mondo del turismo sembra totalmente azzerato il tema dell’undertourism e quanto meno attuale e centrale per sucire da questa profonda crisi del settore turistico.
Non si possono fare previsioni con una crisi epocale come quella della pandemia da Covid-19 in cui bisogna far attenzione alla salute personale, interi sitemi sanitari sono saltati, i movimenti delle persone sono limitati al massimo. In questi perofi e difficile fare una distinguoe filtrare i contenuti che sono utili da quelle che sono fumonegli occhi soprattutto nei normali canali social. Il futuro del turismo dipende da come cambieranno i comportamenti della gente, in base ai decreti del governo sia italiano che degli altri stati esteri.
Undertourism = turismo attento alle persone
Le opinioni dell’economista francese Jaques Attali ci sembrano in linea con quello che potrebbe essere il cuore della ripartenza post-virus del nostro mercato. Prendiamo in prestito le parole dello studioso francese:
A vincere la nuova sfida saranno i comparti “ontologicamente più empatici”: quello della sanità ovviamente ma anche tutte le attività connesse all’alimentazione sana, alla crescita culturale, all’arricchimento delle competenze, alla cura dell’ambiente.
Probabilmente si smetterà di acquistare in maniera compulsiva cose inutili e si punterà a un migliore uso del tempo personale.
Se traduciamo queste parole e idee al turismo tradizionale di massa diremo che saremo più attenti allgi stili di vita sotenibili e rispettosi delle località turistiche che si andranno a visitare, rispttandole e trattandole in maniera meno superficiale e consumistica, di tornare a una scoperta del turismo più a dimensione umana e meno veloce e consumistico. Si cercheranno esperienze insieme alla popolazione locale enadranno molto turismo enogastronomico, ricerca delle radici, turismo esperienzale, turismo di trsformazione etc, etc.
Non dobbiamo dimenticare che nella fase di ripresa tre componenti sono fondamentali.
- Per evitare assembramenti di privilìgerannolocalità con meno affollamenti e più riservate (Non spiagge affollate come le riviere romagnole, ma spiagge piccole dove la presenza umana e ridotta la minimo)
- .gli spostamenti saranno per lo più autonomi, con auto dimenticandoci trni , autobus, aerei e traghetti stracolmi
- Avremo meno soldi da spendere in vacanza , quindi quello che spenderemo lo faremo cercando esperienze uniche e irripetibili
Nei fatti? Il turista post covid-19 e il vacanziere ideale per le micro e piccole destinazioni dove vi è uno stile di vita genuino, il territorio è tutelato da fome di vita sociale non invasiva nel rispetto del rapporto tra uomo e natura, nel rispetto della biodiversità e il mantenimento del patrimonio ambientale. Andrà alla ricerca di tradizioni del tessuto sociale indigeno che si custodiscono e si tramandano di generazione in generazione.
Ecco perché anche oggi in pieno tsunami Coronavirus possiamo sostenere che l’offerta turistica delle piccole destinazioni potrebbe essere la prima a ripartire dopo il lockdown per due motivi:
- Rispecchia in toto quanto scritto poco fa: uno stile di vita attento al benessere psico-fisico delle persone
- Perché in un contesto in cui il 25% degli operatori turistici in-destinazione rischia il fallimento è anche vero che molto probabilmente il turismo nel nostro paese riprenderà piede grazie agli spostamenti interni Italia-Italia. E in questa ottica è facile immaginare che i movimenti avverranno dai grandi centri urbani in direzione della miriade di piccole gemme che riempiono la penisola e le sue isole.

In Europa il trend pre-crisi era già in linea con quanto sostengo al punto 2, infatti secondo dati Trivago 2019, il 60% dei flussi turistici sono di tipo domestico (a livello continentale) mentre la ricerca “Viaggi e vacanze” dell’ISTAT parla del 76% di viaggiatori italiani che rimangono nel bel paese (con una flessione negativa del 12% rispetto all’anno precedente).
È difficile dubitare del fatto che, mai come adesso, gli Italiani saranno ancora più spinti a scoprire il loro stesso paese. Il nostro paese. Sempre a livello europeo, i dati Trivago supportano e confermano l’idea per cui i cittadini del nostro continente sono i più attratti dalle destinazioni meno battute.

In conclusione… beh, forse una conclusione adesso non c’è, troppa incertezza sul futuro ma possiamo immaginare con una certa cognizione di causa che qualche spiraglio in fondo al tunnel comincia ad intravedersi.
Il post-pandemia sarà la stagione delle destinazioni dell’undertourism italiane. Borghi, aree rurali, cittadine di provincia, paesi di montagna, spiagge insolite, località termali: sarà il vostro momento!
Crediti foto immagine di copertina Borgoslow






